Porte cittadine

Porta cittadina (la), struttura edilzia, parte del sistema fortificato cittadino di maggior importanza funzionale e simbolica. Grazie alla sua importanza funzionale è progettata ed attrezzata in modo da permettere la comunicazione in tempo di pace, mentre  in tempo di guerra rappresenta il punto più forte di difesa.

La sua importanza simbolica è straordinaria, tanto che gli stemmi delle città medioevali, assieme ai simboli delle torri, dei campanili e delle mura cittadine, riportano spesso anche la raffigurazione della porta cittadina. Già nel periodo preistorico i castellieri istriani (Nesazio, Moncodogno e Pizzughi) avevano elaborato il sistema della porta cittadina: essa era disposta in ordine  irregolare e alternato nei castelli aventi più mura difensive concentriche, oppure secondo un ordine tangenziale nei sistemi difensivi più semplici. Indipendentemente dell'altezza delle mura, le entrate erano in generale strette, appena bastanti per il passaggio dei carri, e la via d'entrata era spesso costruita in modo da spezzarsi acutamente e cambiare direzione. Le entrate erano nella maggior parte delle volte rinforzate con dei massicci stipiti scalpellati e l'architrave, mentre sopra le architravi delle mura più alte si aggiungeva un arco finto per scaricare il peso. Il periodo della colonizzazione romana e dell'urbanizzazione ha portato ad un sistema difensivo completamente nuovo, basato sull'accampamento militare romano (castrum). Nello schema ideale dell'accampamento, agli incroci delle vie principali (cardo e decumanus)  con una cinta muraria si trovano quattro porte dai nomi simbolici: d'oro, d'argento, di ferro e di bronzo. In pratica però il numero di porte coincide raramente con il numero ideale di quattro. Si suppone che Pola avesse cinque porte dalla terraferma e sette marittime. Sono completamente conservate Porta Ercole e Porta Gemini, ed appena frammentariamente Port'Aurea, accanto alla quale venne costruito l' Arco dei Sergi. Vicino ad ogni porta c'erano due torri difensive, e quindi la Port'Aurea era doppia per profondità, dando origine alla fortificazione d'ingresso. Considerato lo sviluppo delle città dal castrum romano, si può presupporre l'esistenza, a Parenzo, di quattro porte cittadine.  Tutte le porte del periodo tardo romano erano sormontate da un arco, ma si può pure presupporre la possibilità dell'esistenza di un ponte levatoio sopra ad un fossato. La tradizione edilizia della porta cittadina nel primo Medioevo non cambiò in modo importante, ma non è più stata raggiunta la monumentalità del periodo romano, ed inoltre è stata semplificata la struttura fortificata lungo la porta. Un esempio d'eccezione è la porta cittadina di Momarano del periodo tardoantico (bizantino) che, come la Port'Aurea a Pola, è doppia in profondità. Tipico esempio  medioevale di contributo allo sviluppo della porta cittadina è la cosiddetta torre da difesa, che si innalza al di sopra della porta stessa e nella quale viene depositato l'armamentario difensivo ( il meccanismo di chiusura della porta, le aperture di espulsione dell'olio bollente e simili). Tale modello deriva direttamente dal concetto dei donjona, torri fortificate indipendenti che rappresentano l'origine dello sviluppo del castello. Tra gli esempi rappresentativi conservati di porte medioevali va nominato il cosiddetto Torrione a Montona (XVI sec.), la Porta romana a Pedena (XII-XIV sec.), la porta principale col propugnacolo a Pisino (XV sec.), a Bogliuno (XV sec.) e a Colmo (XVI sec.), la porta del castello Soardo-Bembo a Valle (XIV sec.). Nella maggior parte dei casi la porta cittadina era un'apertura architettonica nel muro, leggermente più accentuata (S.Lorenzo del Pasenatico, Castagna, Moncalvo, Casali Sumberesi, Cosliacco, la porta di  S. Cipriano a Montona) oppure da un lato fiancheggiata dalla torre da difesa (Momiano, Bersezio, Chersano, Barbana, Apriano, Moschiena, Duecastelli). Nel periodo rinascimentale e barocco le porte si ricostruiscono e arricchiscono con una decorazione architettonica, per es. A Capodistria (la porta Muda, 1516), ad Albona ( la porta S.Fiora, 1587), a Rovigno (la porta Balbi, 1678-69) e a Pinguente ( Porta piccola, 1592). Un caso particolare è la porta della fortezza polese (Castello) costruita da A. De ville nel 1632. Nel XIX sec, le mura cittadine vengono demilitarizzate e in parte demolite, le città perdono la costante guarnigione e di conseguenza le porte cittadine perdono la loro funzione originaria e diventano patrimonio cittadino.

 

BIBLIOGRAFIA: K. Horvat, Hum – razvoj grada, u: Radovi Instituta za povijest umjetnosti, Zagreb 1986, 10; A. Krizmanić, Komunalna palača – Pula. Razvitak gradskog središta kroz dvadeset jedno stoljeće, Pula 1988; L. Foscan, I Castelli medioevali dell’Istria, Trieste 1992; D. Alberi, Istria. Storia, Arte, Cultura, Trieste 1997.

B. Nefat