Glagolitico

Glagolitico (dallo slavo antico "glagoljati": parlare), primo alfabeto slavo. La maggior parte dei filologi slavi ritiene che sia stato redatto da Costantino Cirillo (SS. Cirillo e Metodio) prima del suo viaggio tra gli Slavi della Moravia. Nei sec. XIX e XX molti paleografi cercavano di scoprire da quali alfabeti l'autore del glagolitico avesse preso le singole lettere per formare il suo alfabeto (Taylor, Jagić, Vajs), non conseguendo nessun risultato essendo il g. un sistema grafico chiuso e impenetrabile sia dal punto fonetico e fonologico (per quel che riguarda la lingua per cui l'alfabeto nasceva), sia da quello teologico e filosofico che l'autore propugnava.

Il g. è un alfabeto fonetico con un sistema solido e chiuso: le lettere hanno un certo ordine alfabetico, un nome e un valore numerico. Il g. è un alfabeto d'autore nel senso pieno della parola, e le forme, soprattutto nel primo periodo, dimostrano le alte qualità del suo creatore: un senso acuto per la filologia, ossia per la realtà linguistica; un profondo senso per il simbolismo teologico; delle doti per le belle arti, per  formare le lettere quando sono insieme (parola) o quando sono separate (segno).

Il grafema centrale dell'alfabeto glagolitico porta il nome lettera (), il che significa anche logos, la mente e la Parola di Dio, di Gesù Cristo, il che è collegato alla missione tra gli Slovjani (Slavi).

Lo stesso vale per i nomi delle lettere, nei quali è presente il pensiero di evangelizzazione e il fatto che per una buona e una dignitosa vita sulla terra bisogna conoscere Dio, cioè i libri, e l'alfabeto. La parola glagolitico è nata dal verbo glagoljati - parlare, e i glagoljaši (sacerdoti che usavano il glagolitico nella liturgia) nei testi evangelici spesso pronunciavano questa parola all'inizio della lettura: "V ona vrjeme glagola Isus". I sacerdoti glagolitici sono dunque anche i portavoce di Gesù. L'alfabeto glagolitico più antico ha 38 lettere, come scrive Črnorizac Hrabar nel trattato "O pismeneh" (X sec). Le prime forme dell'alfabeto glagolitico sono conservate nei libri canonici della lingua paleoslava: nei fogli di Kiev, negli evangeliari di Zoograf, Marijan e Asseman, nel libro dei salmi e nel libro di preghiere del Sinai nonché nel frammento di Kločev. In tutti questi monumenti il glagolitico si caratterizza per le forme arrotondate delle lettere (il cosiddetto glagolitico bulgaro). Ha esteso le sue radici su una parte sostanziale del territorio etnico croato, in particolare sulle parti sud-occidentali e occidentali: in Dalmazia, in Istria, sul litorale croato, sull'isola di Veglia, a Cherso, Lussino e Arbe. In Croazia, in Istria e sulle isole del Quarnero, i più antichi monumenti in pietra risalgono al XII e al XIII sec.: Tavola di Valun, Incisione di Fianona, i frammenti di Grdoselo e San Pietro a Brazza (Supetar), e la Tavola di Bescanuova (Baška).

Essi testimoniano un periodo di transizione dal "g. tondo" al "g. croato quadrato". L'alfabeto è stato seguito dalla lingua: scomparvero le consonanti nasali e gli jery (y diventa i) e le semi-vocali vennero assimilate. La letteratura croata e l'alfabetizzazione dal XII alla fine del XV sec. sono scritte principalmente in glagolitico e in cirillico croato. Analizzando l'alfabeto dei detti reperti possiamo tracciare lo sviluppo dell'alfabeto stesso come pure lo sviluppo della lingua letteraria croata. Una classifica cronologica dei principali monumenti croati glagolitici potrebbe essere la seguente: i "fogli di Vienna", il "frammento Gršković", il "messale vaticano", "il codice di Vinodol", la "delimitazione istriana". La prima edizione del Messale testimonia l'apice della cultura glagolitica scritta, ma esso richiama in tutto i monumenti liturgici e mantiene completamente il glagolitico quadrato. Nei libri di uso generale del XV sec. si è sviluppato un alfabeto che dal cirillico prese il nome di "poluustav", e per gli scritti legali e laici veniva usato l'alfabeto veloce, in corsivo (kurzivno, brzopisno pismo). Dai sec. XII e XIII il glagolitico viene chiamato "alfabeto di Gerolamo" (Littera Hieronymiana), siccome i sacerdoti glagolitici, per proteggere l'alfabeto e il culto slavi, l'attribuirono a S. Gerolamo. Il nome glagolitico è di origine recente, ma l'aggettivo verbale (glagolitisch) appare già nelle edizioni protestanti. Nel 1074 il sacerdote russo Upir Lihi trascrisse un testo dalla "kurilovica" in cirillico, il che starebbe a significare che il glagolitico e il cirillico erano interscambiabili.

Il secondo alfabeto slavo, il cirillico, dopo l'attribuzione del glagolitico a S. Gerolamo, fu facilmente attribuito a S. Cirillo e chiamato cirillico, anche se era un alfabeto greco sistematizzato per la lingua slava prendendo dal glagolitico quelle lettere (caratteri) che nell'alfabeto greco non esistevano.

 

BIBLIOGRAFIA: V. Štefanić, Glagoljski rukopisi otoka Krka, Djela JAZU, 51, Zagreb 1960; isti, Prvobitno slavensko pismo i najstarija glagoljska epigrafika, Slovo, 1969, 18–19; isti, Glagoljski rukopisi Jugoslavenske akademije, I–II, Zagreb 1969–70; B. Fučić, Najstariji hrvatski glagoljski natpisi, Slovo, 1971, 21; isti, Glagoljski natpisi, Djela JAZU, 57, Zagreb 1982; J. Bratulić, Leksikon hrvatske glagoljice, Zagreb 1995.

J. Bratulić