Pola

Pola (in croato Pula), il porto e la più grande città sulla penisola istriana (44°52´N; 13°50´E); 58342 ab. (2001). Situata nella profonda → baia di Pola, sulla costa occidentale del sud dell'Istria (polese). È la sede dei corpi amministrativi della città e della Regione Istriana (sede dello zupano e della giunta e di una parte dei dipartimenti amministrativi).

È sviluppata l'industria cantieristica (Uljanik s.p.a.), tessile (Arena trikotaža s.p.a.) e di lavorazione (Tehnomont s.p.a., Bojoplast s.p.a., Industrochem s.r.l., Istra Cement International s.p.a., Shott Boral s.p.a., Brionka s.r.l.), il settore terziario (il commercio: Puljanka s.p.a.; il traffico: Pulapromet s.r.l., Brioni s.p.a., l'Aeroporto di Pola; i servizi: Elektroistra, Nova banka s.p.a.). È il centro culturale e dell'istruzione: le biblioteche (la Biblioteca universitaria, la Biblioteca civica e la Sala di lettura ecc.), i musei (il Museo archeologico dell'Istria, il Museo storico dell'Istria), il teatro (il Teatro istriano popolare), i festival cinematografici e musicali estivi (la Stagione lirica, il Film festival di Pola); ha sette scuole elementari e sette licei e scuole medie superiori, due facoltà (Facoltà di filosofia, Facoltà di economia e turismo) e altri istituti superiori (Scuola superiore di magistero, Scuola superiore tecnica). È sviluppato il turismo escursionistico, il settore alberghiero e il turismo stazionario (Arenaturist s.p.a.). L'importanza di Pola come il crocevia dell'intero turismo istriano è aumentata in seguito alla modernizzazione dell'aeroporto. Si trova sulla strada statale D 21, e la ferrovia la connette con Divaccia in Slovenia. Il primo abitato, dagli inizi del I millennio a.C., si trovava sul colle (a 34 m cca d'altitudine) sopra la ricca fonte d'acqua potabile, sulla costa (oggi la fonte Carolina). Le tracce del primo castelliere histrico sono conservate nella forma urbanistica odierna della città vecchia attorno a Castello (Kaštel). Sui pendii settentrionali è stata trovata la necropoli dall'età del ferro con 150 tombe cca. La nascita di Pola si collega con il mito sugli Argonauti, i quali, rifugiandosi dai persecutori Colchidi, hanno costruito la città e l'hanno chiama Polai. La città è stata eretta dai romani attorno al 46 a.C. come la colonia dei cittadini romani (Pietas Iulia) sul sito del castelliere histriano, con l'area agricola che comprendeva l'intera Istria del sud (da Lemme ad Arsia). Nell'età d'Augusto Pola ha avuto la forma urbanistica che segue la disposizione a castelliere delle strade concentriche attorno al colle, con i clivi a raggiera che dall'orlo raggiungono la cima. Il centro è al Forum, e i due edifici maggiori (anfiteatro e il teatro romano maggiore) si trovano fuori delle mura. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, nel 533 Pola viene sotto il governo di Bisanzio, come parte dell'esarcato di Ravenna, e fino al 788 era parte della Franconia. Fino al XIII sec. si formava come comune libero, all'interno del quale due correnti politiche lottavano per il dominio, alternandosi nel reclamare l'autorità e il potere con i feudatari istriani, sull'Adriatico occidentale e sulle città maggiori (Castropola). Così, Venezia ha obbligato i polesani diverse volte di contrarre alleanze, che questi senza indugi in seguito annullavano. I Veneziani hanno occupato la città diverse volte per vendetta, distruggevano le mura, e Pola era stata implicata anche nelle guerre tra Venezia e Genova. È venuta sotto il dominio del patriarca d'Aquileia nel 1230, e nel 1331 si è messa sotto la protezione di Venezia, dopo di che Venezia ha nominato un proprio nobile come conte. Nel XIII e nel XIV sec. è stata devastata da alcune epidemie di peste e il numero degli abitanti ha incominciato a diminuire, cosicché ha perso la rilevanza che aveva. I Veneziani hanno incominciato a rivitalizzare Pola e il polese popolandoli con i nuovi abitanti dalla Dalmazia, dall'Albania e dalla Grecia, però questi non sono riusciti a fermare la caduta rovinosa della città. Nonostante tutto, cercavano di mantenere il controllo ferreo sul porto e sulla fonte dell'acqua, e nel 1630 - 1631 hanno costruito la nuova fortificazione sulla cima del colle all'interno della città. Nel XVIII sec. Pola aveva meno di 1000 abitanti. Era abbandonata e in rovine, delle quali alcune erano dalla tarda antichità, il che era la ragione dell'arrivo degli architetti, degli artisti e degli antiquari europei. Dopo alcuni cambiamenti di governo agli inizi del XIX sec. (il primo governo austriaco 1797 - 1805, quello francese 1805 - 1813, il secondo governo austriaco dal 1813), è iniziato il periodo stabile del governo austriaco fino alla fine della I guerra mondiale (1918). Nella prima metà del XIX sec. è incominciata la modernizzazione (il primo catasto, la modernizzazione delle strade, l'assesto delle fonti dell'acqua, la cura dei monumenti ecc.), e il vero sviluppo è iniziato nel 1856 (l' Arsenale navale a Pola). Pola è diventata il porto principale della marina austroungarica, e il numero degli abitanti cresceva in continuazione (58562; 1910). L'Arsenale ha occupato la parte sud della città vecchia e la costa fino alla penisola di Musil, e attorno alla città è stato costruito il sistema di due anelli di fortificazioni per la difesa dalla terra ferma e dal mare. Sono state costruite anche le grandi caserme e gli edifici appartenenti  (il tribunale e il carcere, il Cimitero di marina, l'Ospedale di marina, il circolo degli ufficiali, la chiesa della Beata Vergine Maria del Mare), e gli edifici residenziali (le ville per gli ufficiali a Veruda, gli appartamenti per gli ufficiali - Palazzine, gli appartamenti per gli operai - Baracche). La ferrovia collegava la città con Divaccia, Lubiana e Vienna dal 1867. Fino al 1915 ha completamente cambiato le sembianze, si era allargata sull'ampia area attorno alla città vecchia, è diventata una città cosmopolita che attraeva la forza operaia dai dintorni e dall'Istria del sud, però anche gli specialisti, dei quali necessitava la marina, da tutte le parti della Monarchia. In uso erano le lingue il croato, l'italiano e il tedesco, però si utilizzava anche l'ungherese, il ceco ecc. Nella vita politica il ruolo principale aveva la cittadinanza italiana (tutti i sindaci erano italiani), che lottava per il potere con le autorità militari tedesche e con gli abitanti croati, la maggioranza dei quali apparteneva ai ceti operai. Nella città era attiva la scuola elementare in lingua croata (però non un liceo), e uscivano i giornali in lingua croata. Durante la I guerra mondiale Pola era la base principale della marina austroungarica nell'Adriatico settentrionale, però non ha sofferto rilevanti distruzioni. In gennaio del 1918 è scoppiato il grande sciopero degli operai all'Arsenale. Il Comitato locale del Consiglio popolare degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi è stato eletto il 28 ottobre 1918, con Lovro Škaljer e M. Vratović a guida, e gli hanno aderito anche i comitati dei marinai sulle navi da guerra, specialmente il loro Comitato centrale sulla nave da guerra Viribus Unitis. Però già il 5 novembre le formazioni italiane sono entrate nella città con il trattato di Rapallo (12-XI-1920), tramite il quale la città appartenne all'Italia, però Pola durante il periodo del governo italiano ha vissuto la stasi. Con la costituzione della dittatura fascista nel 1926 ai croati sono state vietate tutte le libertà democratiche. Fino al 1927 sono state chiuse tutte le scuole con lingua d'insegnamento croata, i giornali, le istituzioni economiche, numerosi intellettuali croati e i sacerdoti dovevano emigrare, è stata proibita l'attività delle organizzazioni e delle società di sinistra, la Casa del popolo, la camera degli operai e la stamperia dei fogli socialisti sono state arse. Anche se Pola era il centro dell'amministrazione provinciale (Provincia di Pola) per quasi l'intera Istria, non si sviluppava né nel senso economico né nel senso demografico. L'edilizia è stata ridotta ai minimi livelli, e sono stati costruiti solo alcuni edifici pubblici della pubblica amministrazione (la posta, la banca) e della sanità. Dopo la caduta del fascismo (settembre 1943) la città è stata occupata dalle formazioni tedesche, perché Pola con il suo porto era un importante punto militare nell'Adriatico settentrionale (il litorale adriatico, Territorio operativo). Per questa ragione gli Alleati hanno bombardato diverse volte le installazioni portuali e militari (la prima volta il 9 gennaio 1944), però sono stati distrutti anche i quartieri residenziali nella città vecchia; alcune centinaia di civili sono periti. Le formazioni partigiane sono entrate nella città  il 5 maggio 1945 dopo diversi giorni di battaglia, però il 9 giugno dovevano lasciarla e consegnarla all'amministrazione militare degli alleati e alle formazioni britanniche. Dopo la sottoscrizione del trattato di pace di Parigi il 10 febbraio 1947, il 15 settembre 1947 la città venne nelle mani croate, e nel frattempo è iniziata l'intensa emigrazione degli italiani polesani (ma anche di croati), che durava fino alla metà degli anni Cinquanta. Il governo iugoslavo a Pola (1947 - 1991) è caratterizzato dalla nuova industrializzazione e l'urbanizzazione e dalla formazione della forte guarnigione del JNA - l'Armata Popolare Iugoslava. Anche se il numero degli abitanti è diminuito dopo la II guerra mondiale a 30000 cca, con l'immigrazione da altre parti della Croazia e della Iugoslavia, Pola ha raggiunto, solo verso la fine degli anni Ottanta, il numero di 50000 abitanti. L'immagine urbanistica della città vecchia è già di per sé un monumento perché rispecchia lo schema concentrico dei castellieri, sul quale i romani costruivano le strade a forma di ragnatela. Le strade odierne nel nucleo storico seguono le medesime direzioni. Il monumento più distinto e il simbolo della città è l'Arena, l'anfiteatro costruito nel I sec. Sul Foro a Pola si trovavano tre templi, dei quali uno è stato conservato (il Tempio d'Augusto, gli inizi del I sec.). Sulle mura orientali sono state conservate tre porte: l'Arco dei Sergi (la Port'Aurea), il monumento memoriale che era appoggiato alle porte della città (l'Arco); la Porta di Ercole è il più antico monumento a Pola, costruito nel momento della fondazione della colonia (metà del I sec. a.C.), e la Porta Gemina dal II sec. Le parti conservate delle mura mostrano le caratteristiche dell'antichità, della tarda antichità e medievali, in modo particolare le riparazioni nei periodi d'incertezza e di pericolo. Sono conservate le tracce di due teatri romani (i teatri). Le mura che cingevano la città dalla parte sud, ovest e nord (e lungo il mare) non sono state conservate, come pure le porte della città. Nel periodo tardo antico sono state costruite le prime chiese, dalle quali il duomo è utilizzato ancora oggi. La sua parete posteriore dietro all'altare è il resto della prima basilica a tre navate dal V sec., e nei tempi a seguire era stata diverse volte ricostruita, cosicché ha le transenne del primo cristianesimo sulle finestre della navata centrale, le finestre in stile gotico sulle pareti laterali, gli archi rinascimentali e i pilastri che sostengono la costruzione del tetto, e la facciata in stile barocco con il campanile di fronte. Nel periodo bizantino sono state costruite numerose chiese; la più importante è la Santa Maria Formosa (metà del VI sec.), dalla quale è stata conservata la cappella laterale. L'odierna chiesa ortodossa di San Nicola (fino al XVI sec. l'Assunta) e pure in stile bizantino, ed esistono tracce di numerose altre chiese nella città e nei dintorni. I conventi più noti, a parte Santa Maria Formosa, erano San Teodoro e San Michele sul Colle fuori Pola. Nel XIII sec. sono stati costruiti il convento e la chiesa francescani. Alcuni palazzi in stile gotico sono stati conservati lungo le strade che escono dalla piazza Foro verso il nord e l'est. Il Palazzo comunale (il → Palazzo comunale), la sede delle autorità cittadine dal XI sec., è il monumento che ha vissuto numerosi cambiamenti, e mostra le tracce dell'edilizia romanica, gotica, rinascimentale e barocca. Il Castello (la fortificazione veneziana a Pola) è l'esempio dell'edilizia militare dagli inizi del XVII sec. Con la fioritura dell'edilizia verso la fine del XIX sec. sono stati costruiti numerosi edifici in stile storicista e secessionista (l'Ammiragliato, l'edificio della Facoltà di Filosofia, le numerose ville per gli ufficiali a Veruda), e dagli anni Trenta rimangono alcune realizzazioni particolari in stile modernistico (la Posta, alcuni edifici residenziali), in fine l'edificio del Mercato, l'esempio dei primi periodi dell'utilizzo di nuovi materiali edili (l'acciaio e vetro).

 

BIBLIOGRAFIA: B. Marušić, Kasnoantička i bizantska Pula, Pula 1967; R. Matijašić, K. Buršić-Matijašić, Antička Pula, Pula 1996; B. Benussi, Povijest Pule u svjetlu municipalnih ustanova do 1918, Pula 2002; S. Bertoša, Život i smrt u Puli. Starosjedioci i doseljenici od XVII. do početka XIX. st., Pazin 2002.

R. Matijašić