Prima guerra mondiale

Prima guerra mondiale, il conflitto bellico dal 1914 al 1918 tra due alleanze di grandi potenze: la Triplice alleanza o gli Imperi centrali (Germania, Austro-Ungheria e fino al 1915 l'Italia) e la Triplice Intesa o l'entente cordiale (Gran Bretagna, Francia e Russia).

Come pretesto occasionale per l'inizio della guerra è stato l'assassinio dell'erede al trono austroungarico l'arciduca Francesco Ferdinando (gli → Asburgo) a Sarajevo il 28 giugno 1914. Un mese dopo, l'Austro-Ungheria ha dichiarato la guerra alla Serbia, e le potenze appartenenti alle due alleanze hanno subito preso parte al conflitto. Con l'espansione delle battaglie ai possedimenti coloniali, e specialmente con l'entrata in guerra di Giappone, Turchia e Stati Uniti, la guerra assume le dimensioni mondiali. Sul destino dell'Istria nella I guerra mondiale influiva la rivalità tra la Monarchia Austro-Ungarica e il Regno d'Italia per il dominio sui territori del Sud Tirolo, della Carinzia, del Friuli, di Trieste, dell'Istria e della Dalmazia. L'Italia considerava la conquista di questi territori la meta bellica principale. Per questa ragione, anche se immediatamente prima dell'inizio del conflitto faceva parte degli Imperi Centrali e ed era alleata dell'Austro-Ungheria, subito dopo lo scoppio della guerra proclama la neutralità. Con la Triplice Intesa ha sottoscritto il patto di Londra, il 26 aprile del 1915, il 4 maggio ha cancellato il patto sull'alleanza con l'Austro-Ungheria e il 24 maggio è entrata in guerra dalla parte dell'Intesa. Allora sull'Isonzo e nel Tirolo nasce il fronte sul quale combattevano numerosi istriani come soldati della Austro-Ungheria. Fino a ottobre del 1917, sull'Isonzo sono state condotte 12 battaglie, e verso la fine del 1917 il fronte è stato spostato a ovest sul Piave. L'Istria è stata risparmiata dalle operazioni belliche più significative. L'eccezione per le due catastrofi navali, ognuna con diverse centinaia di vittime. Due settimane dopo l'inizio della guerra (13 agosto 1914) è stato affondato vicino alla costa istriana il piroscafo passeggeri austroungarico Barone Gautsch, e due giorni dopo la sottoscrizione dell'armistizio tra il Regno d'Italia e l'Austro-Ungheria (il 1. novembre 1918) è stata affondata nel porto di Pola la nave ammiraglia austroungarica Viribus Unitis, all'epoca membro della marina dello Stato dei Serbi, Croati e Sloveni. L'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austro-Ungheria si è riflesso in modo particolare sulla situazione a Pola, la quale come il porto militare austroungarico era la meta possibile degli attacchi italiani, cosicché la città e i suoi dintorni sono stati proclamati la zona di guerra. Tutti quelli che erano inabili per l'esercito dovevano emigrare. Allora dall'Istria del sud (a sud della linea Rovigno - Canfanaro - Albona) 50000 cca persone sono state trasferite in Ceca (Moravia e Boemia), Slovacchia, Austria e Ungheria. Sono stati alloggiati sulle proprietà agrarie dei latifondisti locali o nei campi speciali per i profughi (K. u. K. Barackenlager) a Vienna, Gmünd, Möllersdorf, Leibniz (Wagna), Lebring, Steinklam, ecc. La maggior parte degli istriani deportati è morta durante il viaggio o nei campi, e il gruppo restante di quelli che sono riusciti a sopravvivere è tornato in Istria alla metà del 1918. Lo sterminio di questa gente è la più grande tragedia istriana nella I guerra mondiale. Con lo scoppio della guerra la vita politica in Istria è cessata quasi del tutto. Alcuni personaggi guida del rinascimento popolare croato sono diventati vittime della persecuzione del governo austriaco. Sono stati rinchiusi L. Kirac, Š. Červar, Đ. Červar, Ivo Orlić, A. Antočić, R. Katalinić Jeretov ecc. Il governo austriaco perseguitava anche gli italiani che diffondevano le idee irredentiste e lottavano per la caduta della Monarchia. La dieta regionale a Parenzo durante la guerra non ha avuto nemmeno una convocazione, e alcuni politici istriani hanno trasferito il centro della loro attività all'estero. La loro meta era difendere l'Istria e il litorale sloveno dalle tendenze di conquista d'Italia. Così nel nome della Società politica per i croati e gli sloveni in Istria, D. Trinajstić si era trasferito all'estero, e nel nome della Società politica Edinost, Gustav Gregorin. Quando è stato istituito il Comitato iugoslavo ne hanno preso parte D. Trinajstić, M. Marjanović e A. Mandić. Anche i deputati istriani al consiglio imperiale in quel periodo si trovavano all'estero: M. Mandić a Trieste, e V. Spinčić e M. Laginja a Zagabria. Quando la vita politica nello stato era rinnovata, Spinčić e Laginja hanno preso parte alla fondazione del Club iugoslavo nel Consiglio imperiale, e Laginja era il vicepresidente. Il club ha emesso il 30 maggio 1917 la cosiddetta Dichiarazione di maggio, nella quale si esigeva l'unione di tutti i paesi della Monarchia, nei quali vivono gli sloveni, i croati e i serbi, in un corpo statale autonomo nell'ambito della Monarchia. Con l'abbandono dell'Istria delle guide politiche croate attive fino a quel periodo, nella vita politica e pubblica si crea una vacuità che nuovi personaggi cercano di colmare. Così a Pola ha cominciato l'attività un gruppo di giovani intellettuali radunatisi attorno al Hrvatski list (Foglio croato). In questo gruppo spiccavano M. Mirković, M. Vratović, M. Krmpotić e Lovro Škaljer. Grazie ai citati, verso la fine della I guerra mondiale, Pola diventerà il centro della vita politica dei croati istriani. La guerra ha fermato non solo la vita politica in Istria, ma anche quella culturale. Cessano le pubblicazioni Pučki prijatelj, Mladi Hrvat e alcune altre edizioni. Però, dopo lo scioglimento della dieta regionale e del governo, s'aprivano le scuole croate e slovene, alcune edificate di recente alcune con la trasformazione delle scuole della Compagnia di Cirillo e Metodio in scuole pubbliche regionali. Come il periodo bellico si prolungava così veniva accentuata la miseria, la fame e la scontentezza. I mali sono stati aumentati dalla grande siccità del 1917, che ha distrutto il raccolto, così l'Istria era devastata dalla fame. Alla fame si era aggiunta la grande epidemia della febbre spagnola in estate e in autunno del 1918, che era causa di numerose vittime. La scontentezza verso le condizioni generali era particolarmente accentuata tra le file degli operai polesi, che nel gennaio del 1918 hanno incominciato lo sciopero generale. Verso la fine della guerra, nei giorni della dissoluzione della Austro-Ungheria, c'era il tentativo di unire l'Istria con la Croazia nello nuovo Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi (il Consiglio popolare degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi). Però, questo governo aveva la durata breve perché già il 5 novembre, due giorni dopo l'armistizio sottoscritto a Padova tra il Regno d'Italia e l'Austro-Ungheria, l'esercito italiano è entrato a Pola, e nei giorni a venire in altri paesi istriani. Con la dichiarazione di essere una delle potenze dell'Intesa, ha effettuato l'occupazione dell'Istria (il trattato di Saint-Germain).

 

BIBLIOGRAFIA: D. Šepić, O procesu integracije hrvatske nacije u Istri, u: Društveni razvoj u Hrvatskoj od 16. do početka 20. st., Zagreb 1981; B. Milanović, Hrvatski narodni preporod u Istri, II (1883–1947), Pazin 1973; M. Balota, Puna je Pula, Zagreb 1960.

G. Kešac