Parenzo

Parenzo, città, porto e centro turistico sulla costa occidentale dell'Istria (45°14´N; 13°35´E; 3 m d'alt.); 10448 ab. (2001), centro municipale e del parentino. Il nucleo centrale della città si trova sulla piccola penisola di forma regolare, e il tessuto moderno regolare urbano si è esteso al circondario, a nord e a sud del nucleo vicino al mare, e verso l'interno della terra ferma. Nella città si dirigono in modo convergente le strade dagli immediati dintorni, da Torre, Castellier di Visinada, Visignano, Sbandati, Monspinoso e Orsera, perché già nei tempi remoti era il centro dell'area larga tra la valle del fiume Quieto e il canale di Lemme.

La costa attorno alla città è articolata, con le isolette, le baie e i promontori. La più vicina è l'isola di San Nicola, la quale da ovest chiude e protegge il porto della città. Nel porto è stata costruita la Marina Parenzo con 100 ormeggi per i natanti di 30 m di lunghezza, 20 ormeggi per i piccoli natanti e 200 ormeggi in secco, e 1,5 km a sud vicino al villaggio turistico Zelena laguna e Marina Pentium con 200 ormeggi in mare e 50 a secco. Il territorio ricco, leggermente ondoso e fertile rende possibile lo sviluppo dell'agricoltura (la vite, l'olivo, la frutta), però la maggioranza degli abitanti oggi è dedicata al turismo e alle attività terziarie connesse. Parenzo è uno dei maggiori centri del turismo croato. Si è sviluppato in modo particolare dagli anni Sessanta, cosicché alcune delle ditte turistiche istriane più importanti hanno a Parenzo la loro sede (Plava laguna s.p.a., Riviera s.p.a.). Per rifornire l'economia turistica si è sviluppata l'agraria in forma di piantagioni (la vite e l'ulivo). Sul territorio di Parenzo ci sono una ventina di alberghi, una quindicina di villaggi turistici, alcuni autocampeggi con numerosi terreni sportivi, spiagge, sale congressi. È il centro delle scuole elementari e dei licei, dell'Istituto per l'agraria e il turismo, del Museo etnografico e della diocesi di Parenzo e Pola. L'area della penisola era popolata già nell'età di ferro, dalla quale restano i castellieri nelle vicinanze. I romani hanno fondato la città nel I sec. a. C., prima come oppidum dei cittadini romani, e ben presto diventa una colonia (Colonia Iulia Parentium). I reperti archeologici dall'area cittadina e dai dintorni e più di un centinaio di monumenti epigrafici testimoniano sull'importanza della città nella romanizzazione dell'Istria occidentale. Nella città nel II sec. viveva il vicecomandante della marina di Ravenna Tit Abudio Ver. La prima comunità cristiana esisteva già alla metà del II sec., e la città dopo l'anno 313 è diventata la sede del vescovo. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente è stato occupato dagli Ostrogoti, nel 539 da Bisanzio e nel 788 dai Franchi. Agli inizi del dominio bizantino aveva un forte sviluppo, e il suo vescovo è diventato molto potente nell'intero patriarcato d'Aquileia. Come altre città istriane, con il tempo si è sviluppato nel comune libero che rivaleggiava con numerosi feudatari ecclesiastici e laici, e la lotta è diventata spietata nel XIII sec., quando i patriarchi d'Aquileia, e i loro vassalli, nonché altre città istriane competevano per imporre il proprio come il potere più alto. Volendo liberarsi dal pericolo d'Aquileia e feudale, Parenzo ha giurato fedeltà a Venezia nel 1267 diventando parte delle proprietà della Serenissima in Istria. Rimasto vittima nella guerra tra Venezia e Genova, cadde sotto l'occupazione di Genova nel 1354, che ha saccheggiato la città e si era appropriata delle reliquie di martiri dalla Basilica Eufrasiana (restituite solo nel 1934). Fino al 1797 era un porto importante sulla costa occidentale dell'Istria, per le navi che facevano rotta da Venezia a Dalmazia e viceversa e per l'esporto dei prodotti agricoli del Parentino. L'economia aveva un periodo florido nel XV sec, però la peste ed altre malattie fino al XVI e XVII sec., hanno diradato sensibilmente la popolazione, cosicché Venezia ha incominciato a popolare i dintorni della città con i profughi dalla Dalmazia e dai possedimenti orientali che fuggivano agli Ottomani. Sotto il dominio austriaco dal 1797 al 1918, e specialmente nella seconda metà del XIX sec., la città vive uno sviluppo impetuoso. A tanto ha portato lo sviluppo generale dell'economia istriana, ma anche il fatto che la città è diventata sede della Dieta Istriana e dell'ufficio dell'amministrazione regionale, cioè un importante centro politico. Ha perso tale significato tra le due guerre mondiali, e nella II guerra mondiale è stato distrutto nei bombardamenti. La base a trifoglio del centro cittadino è formata dalla rete di strade che s'incrociano ad angolo retto e formano quadrati regolari, il che è stato tracciato già dai romani al momento della fondazione della città. La strada principale ancora oggi è denominata Decumana (cr. Dekuman, da lat. decumanus). Le fortificazioni più antiche non sono state conservate, a differenza di quelle medievali (XIII - XV sec.) alla parte orientale e settentrionale della penisola. Alla punta della penisola ci sono i resti del foro romano (Marafor) con i templi (il Tempio Capitolino e il Tempio di Nettuno). Il più noto monumento è la Basilica Eufrasiana, iscritta sulla lista dei beni mondiali di UNESCO, il centro del vescovato che si costruiva e rinnovava dal IV sec. ai nostri giorni (le chiese più antiche dal IV - V sec., il battistero, la chiesa Eufrasiana e il palazzo vescovile, VI sec., il campanile, le cappelle ausiliarie). Negli anni Novanta accanto al complesso è stato costruito il nuovo palazzo vescovile (l'architetto Eligio Legović), e quello storico è stato restaurato e trasformato in museo. Dalla parte esterna del complesso c'è la casa del canonico dal 1251, l'edificio romanico nel quale oggi c'è il palazzo parrocchiale. La seconda casa in stile romanico, più vicina al foro, è stata restaurata dopo la II guerra mondiale. Il terzo edificio in stile romanico è la cosiddetta casa dei due santi, a un piano con due rilievi di santi in stile romanico. La chiesa di San Francesco è stata costruita in maniera tipicamente gotica nel XIII sec., e nel periodo barocco è stata ornata con gli stucchi e immagini illusionistiche sul soffitto, nel XIX sec. è stata ricostruita in aula nella quale la Dieta Istriana teneva le sedute, e oggi è uno spazio rappresentativo dedicato alle mostre. Sono stati conservati una decina di palazzi in stile gotico veneziano dal XV sec., con ricche finestre composte. La torre pentagonale all'entrata nella parte antica della città, dalla metà del XIII sec., è stata restaurata alla metà del XV, e negli anni Novanta è stata nuovamente restaurata. Ci sono alcuni palazzi in stile barocco (XVII sec.), e in uno di questi (Palazzo Sinčić) c'è il Museo etnologico. Fuori del nucleo della città vecchia c'è la chiesa in stile barocco di Santa Maria degli Angeli (1747 - 1770), e il rione circostante è sorto nel XVIII e nel XIX sec., quando la città comincia a espandersi fuori dalle mura. L'architettura moderna ha dato alcune realizzazioni importanti nell'edilizia alberghiera sul largo territorio cittadino: gli alberghi Kristal, Dijamant e Pical, l'interpolazione dell'albergo Neptun nel centro della città vecchia (tutte opere dell'architetto Julio De Luca).

 

BIBLIOGRAFIA: M. Prelog, Poreč – grad i spomenici, Beograd 1957; R. Ivančević, Odnos antiknog i srednjevjekovnog rastera Poreča, Peristil, 1963–64, 6–7. 

R. Matijašić, D. Lalić