La comunita' montenegrina ortodossa di Peroj

La comunità montenegrina ortodossa di Peroj, discendenti di famiglie giunte in Istria dal Montenegro e dall'Albania nel XVII secolo. All'inizio del XVI secolo a Peroj, a causa delle calamità naturali e sociali, in primo luogo epidemie di peste, una parte della popolazione morì e l'insediamento iniziò a deteriorarsi economicamente. Le autorità veneziane hanno cercato di interrompere questo processo con l'immigrazione di persone provenienti da altre terre. Verso la metà del secolo fallì il tentativo di far rimanere in Istria alcune famiglie di profughi greci provenienti dalle città di Nauplion e Malvasia. Quando il cardinale A. Valier visitò Peroj nel 1580, ivi abitavano ancora alcune famiglie cattoliche.

Secondo la descrizione di Valier sullo stato degli oggetti sacri, sembrava tuttavia che il processo di estinzione si fosse arrestato: tutte le chiese - la Parrocchia di S. Stefano, di S. Gerolamo al cimitero e la chiesa di Sant'Antonio - erano in buone condizioni e pienamente operative, e di loro, oltre al parroco e i parrocchiani, si prendevano cura altre tre confraternite. Nello stesso anno, un paio di famiglie greco-cipriote che le forze veneziane avevano volontariamente stabilito a Pola, furono spostate a Peroj, ma questo non causò grandi cambiamenti demografici. Tuttavia, nel secolo XVII notevoli cambiamenti nella struttura demografica si verificarono. Con l'approvazione delle autorità veneziane e dopo anni di preparazione, a Peroj arrivò nel 1657 dal Montenegro e dall'Albania un gruppo di 15 famiglie (in totale 77 persone): 5 famiglie di montenegrini di fede ortodossa e 10 famiglie di origine incerta, probabilmente cattolici croati dal territorio dell'Albania veneziana. I Montenegrini giunsero accompagnati dal sacerdote ortodosso dell'eparchia di Cettigne (Cetinje), Mihajlo Ljubotina, nativo di Ljubotine nell'unità amministrativa di Crmnik, e gli altri, dal croato e cattolico Miho Brajković, nativo o proveniente da Konavle, nell'entroterra di Ragusa (Dubrovnik). I dati riguardanti la presente immigrazione furono registrati nella "Carta di Peroj", che il capitano di Raspo, Girolamo Priuli, rilasciò il 26.XI.1657. Il documento non li menziona per nome, ma sulla base di quest'ultima fonte si presume che le prime cinque famiglie montenegrine a Peroj avessero i cognomi: Brčela, Draković, Brajić, Vučeta e Ljubotina. Dopo che le famiglie cattoliche vennero stanziate altrove, al tempo della Guerra di Candia (1645-49), a loro si sono unite altre famiglie provenienti dal Montenegro e dopo la scadenza dello status di habitantes nuovi nel 1677 a Peroj si contava un totale di 25 famiglie. Intorno a questo nucleo si formava l'enclave montenegrina più occidentale nella Repubblica di Venezia, e oggi l'unica in Croazia. Al momento della loro immigrazione in Istria, i suoi membri, in quanto adepti del rito greco orientale, erano formalmente sotto la giurisdizione dei vescovi di Cettigne, però verso la fine del XVIII e all'inizio del XIX secolo a causa della struttura ecclesiastica territoriale e alla distanza dalla loro patria sono entrati a far parte prima dell'eparchia serba ortodossa di Sebenico (Šibenik), e poi di quella di Zara (Zadar). Fino ad allora in Istria, e sotto la dominazione di Venezia, la Chiesa serba ortodossa non aveva ancora operato, anche se gli abitanti di Peroj hanno saputo mantenere stretti legami con i centri di rito greco-cattolico a Plaško e Gomirje. Le autorità veneziane li consideravano dei veri "uniati" (cattolici di rito orientale), come gli altri immigrati di rito greco orientale, e per soddisfare le loro esigenze religiose metteva a disposizione la chiesa greca di San Nicola a Pola. La fondazione di una comunità parrocchiale indipendente è stata concessa probabilmente verso la fine del XVIII sec. poiché i libri parrocchiali dimostrano una certa frequenza e costanza a partire dal 1784. La liturgia veniva probabilmente eseguita nella chiesa cattolica di San Gerolamo, costruita nel XVI sec., proprio nel momento in cui Peroj era nel pieno di una crisi demografica. Questa chiesa venne ristrutturata a partire dal 1788, ed è stata finalmente modificata nel 1834. A quel tempo la facciata è stata decorata in stile classico del XIX sec., mentre la chiesa fu scompartita e arricchita d'inventario liturgico nonché convertita in un edificio di culto ortodosso e dedicata a San Spiridone.Accanto a essa è stato costruito nel 1860 il campanile (alto 25m), e poi nel 1880 anche la cappella del manto della Santa Vergine. Dopo la morte di Zuanne Mosconas (1785), ultimo sacerdote della parrocchia greco-ortodossa di San Nicola a Pola, il comune della chiesa di Peroj ha assunto la gestione della detta parrocchia. È così che la parrocchia greca di Pola venne posta sotto la giurisdizione della Chiesa ortodossa serba. Da allora, i compiti pastorali e di cappellania di entrambe le comunità vennero uniti, e i sacerdoti erano nominati su proposta e con l'approvazione dei dodici capi di Peroj. I sacerdoti venivano dalle Bocche di Cattaro (Boka Kotorska), Paštrovići e Montenegro, e talvolta i monaci arrivavano del Monastero di San Michele Arcangelo "Krka" in Dalmazia. Così, la Chiesa ortodossa serba all'inizio del XIX sec., in una zona relativamente piccola, con un numero ridotto di montenegrini ortodossi e con il resto dei Greci di Pola, aveva fondato addirittura due parrocchie, che da allora agiscono in modo indipendente. Nel 1826 a Peroj viene abolita la parrocchia cattolica di San Stefano. La chiesa di stile preromanico viene nazionalizzata e venduta nel 1834, in seguito alla decisione da parte dell'amministrazione austriaca; lo stesso anno la chiesa ortodossa serba di San Spiridone (precedentemente chiesa cattolica di San Gerolamo) fu benedetta.

 

BIBLIOGRAFIA: Peroj: Istra u prošlosti i sadašnjosti, Tabula, 1999, 2.

A. Štoković