Pisino

Pisino (cr. Pazin, ted. Mitterburg), la città nell'Istria centrale sopra l'abisso carsico di Foiba Pisino (cr. Pazinska jama) (Foiba Pisino), nella quale s'abissa il Torrente Foiba (cr. Pazinčica) (45°14´N; 13°56´E; 361 m d'alt.); 4986 ab. (2001). È il centro della vita economica, culturale, educativa e sportiva dell'Istria centrale, la sede della Regione Istriana (assemblea, servizi professionali e alcuni dipartimenti amministrativi).

Anche se si era sviluppato attorno al Castello feudale, sito sul luogo protetto, nel XIX e nel XX sec. diventa il crocevia delle linee stradali (l'incrocio della strada Pola - Fiume con le strade locali verso Parenzo, Pinguente, Albona e Gimino), e la sua importanza nel traffico aumenta soprattutto con l'edificazione della ferrovia Pola - Divaccia nel 1876. La base economica poggia tradizionalmente sull'agricoltura (la vite, la frutticoltura, il grano) e sulla zootecnia, e nella seconda metà del XX sec. si sviluppa l'industria tessile (Pazinka, l'industria chimico-tessile Pisino), la lavorazione di plastica (Istraplastika s.p.a.), la lavorazione della pietra ornamentale (Kamen s.p.a.), e la pollicoltura e l'industria della lavorazione di carne ( Puris s.p.a.). Alcune di queste ditte dopo la trasformazione del capitale ancora producono in positivo. Verso la fine degli anni Novanta comincia l'incremento dell'occupazione nelle attività terziarie e quartarie (alberghieri, commercio, specialmente l'amministrazione). Per la prima volta è menzionato nel documento dell'imperatore Ottone II del 7 giugno 983, edito a Verona, con il quale la fortificazione sulla Foiba (Castrum Pisinum) passa nel possedimento del vescovo di Parenzo. L'abitato esiste dal IX sec., forse anche prima, anche se non esistono tracce delle abitazioni preistoriche e antiche. Il castello, ben difeso dall'ubicazione geomorfologica, era un'importante stazione militare, e l'abitato civile e il centro della signoria feudale era sull'altura al di sopra del castello (oggi Vecchia Pisino). Nel 996 il feudo passò al patriarca d'Aquilea, però già nel 1060 lo consegna in proprietà del vescovo di Parenzo, che in questo modo integra il suo possedimento nell'Istria centrale. Il vescovato ha lasciato l'amministrazione civile a Menhard, il proprietario di Castelnero, che ha alla metà del XII sec., colonizzato il territorio di Pisino con nuovi abitanti, e tramite le usurpazioni ha creato le basi della signoria feudale che si è poi sviluppata nella contea Istriana, e in seguito nella contea Pisinese. Menhard ha ricevuto l'investitura ufficiale del vescovo di Parenzo nel 1175, e in sua eredità è passata la figlia Matilde, che si era sposata con Engelbert di Gorizia, in qual modo la famiglia ha ottenuto in possesso Pisino, che teneva fino al 1374. In quel periodo accanto al Castello comincia a svilupparsi il sobborgo, l'abitato civile sull'altura sovrastante la Foiba, che si espandeva quanto lo permettevano gli interessi economici del proprietario del feudo. Si espandeva anche il territorio del feudo, il quale alla metà del XIV sec. comprendeva non solo Pisino ma anche i possedimenti limitrofi (Gimino, Antignana, Villa Treviso, Cosliacco, Cassierga, Mondellebotte, Visignano e Santa Maria del Campo), e i diritti feudali su altri possedimenti. In possedimento della signoria pisinese è venuto il ramo leopoldino della famiglia principesca austriaca degli Asburgo, la quale la dava in affitto ai suoi vassalli, spesso in forma ipotecaria per gli affari monetari: ai principi di Duino (1379 - 1399), alla famiglia Walsee-Enns (1399 - 1435), per poi tenere il potere direttamente nominando i capitani di diverse famiglie nobili dei vassali (Della Torre, Rauber, Pruschnig, Dür), i quali governavano la contea nel loro nome. Durante la guerra del 1510 l'esercito della Serenissima assediava Pisino, però il Castello non è stato conquistato. Nel corso del XVI e del XVII sec. si susseguivano altri affittuari (Dür, Mosconi, Cvjetković, Khevenhuller, Kaitschach, Függer, Barbo, Eggenburg). I proprietari della signoria pisinese sovente non volevano vivere a Pisino, e per loro i possedimenti erano gestiti dai capitani. I dati catastali e fiscali si tenevano negli urbari. Il più antico è del 1498, ed è stato rivisto nel 1578 e nel 1598. In ambedue i casi della modificazione dell'urbario scoppiavano le rivolte contadine, spinte da imposte esagerate, e ambedue le rivolte sono state soffocate in sangue. Gli abitanti di Pisino, cioè del Sobborgo e delle frazioni attorno al Castello, hanno ottenuto nel corso del XVI sec. i diritti che venivano riconosciuti ai cittadini, compresa l'amministrazione autonoma della giustizia, per la qual cosa si distinguevano dai servi della gleba nei villaggi limitrofi. Dopo la guerra degli Uscocchi gli Asburgo hanno deciso di vendere la contea e i possedimenti pisinesi, per compensare i debiti, cosicché la contea nuovamente cambiava i proprietari (i Francopani friulani, il principe Porzia, il principe Auersberg, de Priè), finché non l'ha comprato il marchese Montecuccoli di Modena per 240000 fiorini, della cui proprietà rimane fino all'abolizione del feudalesimo nel 1848. Allora lo stato Austriaco ha versato alla famiglia la somma che questa ha speso per l'acquisto, e a questa rimane solo il Castello, che dopo il 1945 è stato nazionalizzato. Dopo il breve governo francese (1810 - 1813), con il restauro del Governo austriaco sull'intera Istria, Pisino è diventato il centro amministrativo dell'Istria (1825 - 1860). Verso la fine del XIX sec. è diventato lo scenario dei forti conflitti tra i politici croati e italiani per il sopravvento nel senso culturale ed economico. Dal 1868 (quando è stato istituito il comune di Pisino) al 1886 tutto il potere era in mani italiane, dal 1886 al 1894 in quelle croate, e dopo il 1894 i croati avevano il potere nel municipio, mentre gli italiani nel comune delle imposte. Le molteplici e varie società erano divise secondo l'orientamento nazionale. Nel 1897 a Pisino è stata aperta la Sala di lettura croata, e nel 1899 il primo liceo statale croato e il liceo italiano. In quel periodo è sorto il nuovo centro della città al margine delle vecchie parti dell'abitato attorno al Castello e Burai, e attorno a Pristava. Sono state costruite le case dello studente, le scuole, il teatro, il nuovo edificio municipale e una serie di edifici residenziali di varie proporzioni. Tra le due guerre il Pisino era sotto l'amministrazione italiana, con le istituzioni italiane, però nei suoi circondari continuava in segreto la cura della cultura croata. In settembre del 1943 era lo scenario dell'emanazione delle → Decisioni di Pisino, che hanno segnato la storia della seconda metà del XX sec. in Istria; in ottobre del 1943 la città è stata distrutta nei bombardamenti, nel corso dei quali sono stati rasi molti edifici (l'edificio del liceo G. R. Carli, il teatro). Sulla roccia sopra l'abisso del torrente Foiba è stato edificato il Castello con i tratti attorno al cortile interno. Dal periodo romanico provengono la torre cilindrica e le parti della costruzione visibili nel pianterreno. È stato riedificato nel XV sec. (la torre quadrilatera, l'odierna entrata principale e le parti della facciata con gli stemmi in muratura), ottiene le odierne sembianze tra il 1537 e il 1540, quando i Mosconi costruiscono e riedificano l'ala nord e orientale (il sopraintendente dell'edificazione era Martino di Lugano). Il Castello era circondato dal fossato, e nella città si entrava attraverso il sistema di ponti levatoi e cinque porte. Il fossato e le rampe sono state livellate negli anni Venti del XIX sec., quando è stato demolito il cortile anteriore con la cappella e la torre quadrata abbassata. All'interno del Castello operano il Museo Etnografico dell'Istria e il Museo della città di Pisino. Nel sobborgo, sorto sotto il Castello, sono raggruppate le case dei nobili più antiche costruite nel periodo tra il XIII e il XVII sec., e le case dei popolani e artigiani sono state edificate lungo le due vie d'accesso in uno, all'epoca, pure fortificato abitato. La chiesa parrocchiale di San Nicola è citata nel 1226; nel 1441 acquista il grande presbiterio pluriangolare in stile gotico sovrastato dalla cupola a forma stellare costata (l'iscrizione sulla parete interna). Dal 1659 alla navata della chiesa sono state aggiunte le cappelle laterali, che sono state incluse nelle navate laterali durante la grande ricostruzione barocca del 1765. Sulle pareti e sulla cupola ci sono gli affreschi di grande valore, creati attorno al 1470 dall'anonimo pittore della scuola di Giacobbe Sunter (Leonardo di Brixen). Sulla cupola c'è il ciclo Genesi e la battaglia degli angeli, e nell'area centrale l'immagine di San Michele; la grande composizione della crocifissione è celata dall'altare in stile barocco. Per alcune composizioni sulle pareti sono state usate le impronte dell'edizione di Bibbia pauperum dal XV sec. Sulle pareti della chiesa ci sono due epitaffi in rilievo in muratura della famiglia Mosconi (metà del XVI sec.); l'opera di valore del rinascimento settentrionale, probabilmente dell'artista della scuola di Osbalt Kitell; la custodia ornata in pietra con lo stemma di Mosconi (1541). La chiesa è stata arredata con gli altari di marmo; l'altare di San Nicola s'attribuisce a P. Lazzarini, l'altare della Madonna del Rosario ad A. Michelazzi. L'armadio della sagrestia con l'intarsio figurativo è del XVIII sec. L'organo è l'opera di G. Callido (Venezia, 1780). Dall'argenteria della chiesa si distinguono l'ostensorio gotico e la croce della processione rinascimentale. Il campanile è stato eretto nel 1705. La chiesa francescana ha il santuario del tardo gotico dal 1481; è stata allungata nel 1729; e il campanile è stato edificato dal 1713 al 1717. L'altare principale è l'opera di D. Cavalieri dal 1726, il polittico dipinto è di Girolamo da Santacroce dal 1536, la statua dell'Immacolata è un'eccelsa opera d'intarsio in legno dal XVIII sec.

 

BIBLIOGRAFIA: B. Fučić, Istarske freske, Zagreb 1963; C. De Franceschi, Storia documentata della contea di Pisino, AMSI, 1964, 10–12; M. Peršić, Predmeti obrađenog metala u sakralnim objektima Istre, Godišnjak zaštite spomenika kulture, 1978–79, 4–5; N. Feresini, G. Gabrielli Pross, F. Pietropoli, Il Duomo di Pisino, Trieste 1978; R. Matejčić, Barok u Istri i Hrvatskom primorju, u: A. Horvat, R. Matejčić, K. Prijatelj, Barok u Hrvatskoj, Zagreb 1982; Đ. Cvitanović, Franjevački samostan u Pazinu, barokizacija kompleksa, Zbornik za umetniško zgodovino (Ljubljana), 1984, 20; Hrvatska čitaonica u Pazinu (zbornik) Knjižnica Acta, Pazin 1999.

R. Matijašić, I. Matejčić