Patriarcato d'Aquileia

Patriarcato d'Aquileia (lat. Patriarchatus Aquileiensis), zona storica, ecclesiastica e amministrativa con sede ad Aquileia. È stato costituito dopo che nel 552 il vescovo di Aquileia, sotto la cui amministrazione ecclesiastica si trovavano l'Istria e la zona alpina orientale (Norico, parte della Rezia), entrò in conflitto col papa e nel 558 si autoproclamò patriarca (scisma istriano, scisma dei tre capitoli).

Dopo la conquista longobarda dell'Italia settentrionale nel 568, il patriarca si rifugiò nella vicina Grado (amministrata da Bisanzio), ritornando nel 607 sotto la tutela della Chiesa romana. Ad Aquileia (sotto il dominio longobardo) fu eletto un altro patriarca la cui giurisdizione comprendeva l'Italia longobarda. Egli fu riconosciuto dal papa nel 700; la sua sede, dal 735 era a Cividale, mentre ai tempi di Carlo il Grande, ritornò ad Aquileia. Ai tempi del patriarca Massenzio, Carlo s'impegnò a restituire alla sede vescovile del IV sec., il suo antico splendore. Nell'811 delimitò la zona dell'arcivescovato di Salisburgo dal Patriarcato d'Aquileia, al quale appartennero le zone dello Stato croato, della Carantania e dell'Istria (diocesi di Pedena, Pola, Parenzo e Cittanova); Aquileia quindi aveva un grosso influsso sulla storia antica della Croazia. Le relazioni della Chiesa croata con Aquileia erano ricche e complesse, mentre i patriarchi appoggiavano la feudalizzazione, diventando loro stessi degli importanti feudatari. Decisiva fu l'epoca del patriarca Popone (1019–42), che rinnovò e consacrò nuovamente la basilica di Aquileia (ottenne anche il diritto di coniare le monete ad Aquileia). Successivamente Sigeardo (1068–77) fu nominato feudatario della Furlania, dell'Istria e della Carniola (1077). Ai tempi di Wolfger (Wolfger von Leibrechtskirchen, 1204–18) al potere patriarcale fu restituita la giurisdizione feudale sulla Marca Istriana. Il suo successore Bertoldo (Berthold VII von Andechs-Meranien, 1218–51, bano croato e margravio istriano, nella storiografia croata Bertold V), nel 1238 trasferì la sede a Udine. Ai tempi di Ludovico II (Ludwig II von Teck, 1412–39), nel 1420, il territorio del Patriarcato fu conquistato da Venezia, dopo di che i patriarchi persero il potere temporale (al quale  Ludovico III rinunciò anche formalmente nel 1445), mantenendo però quello spirituale. La maggior parte dei patriarchi dall'XI al XV secolo erano di provenienza tedesca, e il più importante fra loro proveniva dalla famiglia von Thurn (tal. della Torre): Raimund (1273–99), Gaston (1316–18), Paganus (1319–32), Ludvig I (1359–65) e Markvard (Marquard von Randeck, 1365–81). Di origine italiana in quel periodo erano Gregorio di Montelongo 1251–69, Ottobono di Razzi 1302–15, Antonio I Gaetano 1394–1402, Antonio II Panciera 1402–12. Il patriarca di Grado nel 1451 trasferì la sede e il titolo a Venezia. Il patriarcato di Aquileia fu abolito nel 1751 ai tempi di papa Benedetto XIV; l'ultimo patriarca è stato Delfino (Delfinus). Dal patriarcato d'Aquileia sorsero la diocesi di Udine che comprendeva i possedimenti veneziani dell'Adriatico settentrionale e la diocesi di Gorizia che comprendeva i possedimenti austriaci. Nella storia politica e spirituale dell'Istria i patriarchi d'Aquileia ricoprivano un ruolo importante, in particolare nel periodo dall'XI al XV secolo.

R. Matijašić