Buie

Buie, città nell'Istria nord-occidentale, sede dell'amministrazione statale, centro del Buiese (45°24′N; 13°39′E; 222m s.l.m.); 3001 abitanti (2001). È situata in un paesaggio collinoso fra il Quieto e il Dragogna, sulla strada statale  Pola-Capodistria-Trieste (D21), all'incrocio delle strade regionali per Umago, Cittanova, Momiano, Grisignana, Castelvenere e Pinguente. È un nodo stradale importante. Qui sono sviluppate le attività commerciali e i servizi, nonché l'industria della trasformazione (industria della pietra decorativa, dei prodotti di cemento, elettronica). È la sede di scuole ed enti culturali (scuola elementare croata e italiana, scuola media superiore, museo etnografico che oltre alla collezione etnografica possiede pure  la collezione degli artigianati tradizionali).

I dintorni sono fertili e adatti per la coltivazione: vite (cantina vinicola del 1905), frutta, ulivi, cereali. Il centro storico della città è sorto su un castello preistorico ed è stato nuovamente popolato nei tempi tardo-antichi come rifugio che nei periodi delle migrazioni dei popoli crebbe in un insediamento medievale fortificato. Per la prima volta viene nominata nel 981 come Castrum Bugle nel documento di  Ottone II, patriarca d'Aquileia, quindi nel  1412 viene occupata dai Veneziani e in quell'occasione furono abbattute le mura cittadine che alcuni decenni dopo vennero ricostruite. Buie mantenne l'immagine storica di città fortificata situata su un'altura. Nella città vecchia sono visibili le forme dell'anello di difesa medievale, delle mura e delle torri. Presso il vecchio cimitero fuori dalle mura cittadine, si trova la chiesa di S. Martino, con un portale alto-rinascimentale. La chiesa parrocchiale di S. Servolo dalle forme architettoniche e dall'inventario imponenti, è uno dei monumenti più significativi dell'epoca tardo-barocca in Istria. Dopo la demolizione della chiesa precedente, a tre navate, la sua costruzione fu iniziata nel 1754 da G. Dongetti, e successivamente, nel 1768, continuata da A. Naiber. La facciata inconclusa testimonia le condizioni di vita ai tempi della tarda amministrazione veneziana. In alto sulla facciata fu successivamente collocata la scultura romanica di un angelo, mentre per la sua costruzione furono impiegate parti della chiesa precedente. Gli interni furono concepiti ad aula unica, con ricchi ornamenti (l'altare centrale e due laterali del maestro di Pirano G. Albertini, con sculture di S. Servolo e S. Sebastiano dello scultore veneziano  G. Marchiori). I quadri accanto all'altare principale (Il miracolo di S. Servolo e La tortura di S. Sebastiano) vengono attribuiti a G. Camerati, pittore veneziano della prima metà del XVIII secolo. L'organo che assieme al coro crea un'unica composizione, fu costruito nell'officina di G. Callido (1791). Il cambio dell'orientamento della chiesa parrocchiale comportò demolizioni ingenti di edifici pubblici nella piazza centrale della città. È rimasto un campanile iniziato nell'epoca tardogotica e terminato nel periodo barocco. Dell'originaria matrice urbanistica si è conservata anche la base dell'asta per la bandiera, risalente al  XVII sec. e una casa patrizia della fine del XV secolo che dalla parte occidentale chiude la piazza. All'interno delle mura si sono conservate delle schiere di case appartenenti al periodo del Rinascimento e del Barocco. Le contraddistinguono le finestre riccamente decorate, i portali e le  vere da pozzo. La chiesa medievale di S. Giovanni Evangelista è stata barocchizzata nel  XVIII.st. Nella parte occidentale della città ci sono i resti della chiesa di S. Croce. Fuori dalla cinta muraria  medievale, nelle immediate vicinanze dell'entrata centrale nella città vecchia, si trova la chiesa di S. Maria della Misericordia, il campanile barocco che completa armoniosamente i contorni della città, da sud e sud-est. Sulla sua parete settentrionale, si è conservato il primo portale principale risalente al periodo rinascimentale del 1497, con una scritta che indica il donatore, Pavao Račica. Analogamente ad una serie d'esempi della decorazione architettonica, con motivi figurativo-vegetativi naif a Buie, il portale è attribuito allo scultore Matteo da Pola. Nel ricco arredamento della chiesa, spicca la scultura rinascimentale della Madonna col Bambino di  P. Campsa e G. di Malines, una grata in ferro battuto, dorata, la pala con la rappresentazione della Madonna con S. Massimo e S. Pelago, il vescovo e Luigi Gonzaga (G. Pittoni, 1740), un ciclo di 8 quadri con scene bibliche (G. della Vecchia, 1711) ed i quadri di F. Zanella della II metà del XVII sec. Il coro di legno inciso e dipinto della I metà del XVII secolo è ornato da tre dipinti d'olio su tela, d'orientamento bassaniano con motivi del ciclo mariano. La chiesa è circondata da una pavimentazione e da una balaustra maniristica. La parte meridionale del sobborgo con la chiesa della Beata Vergine Maria nell'era moderna fu fortificato da una nuova cinta muraria. L'entrata nell'antemurale si trova ai piedi della casa nella quale è situata la collezione etnografica. Le schiere di case nel sobborgo sud-orientale e sud-occidentale sorgevano nel corso del XIX secolo e all'inizio del XX. Alcuni palazzi classicistici risalgono al periodo verso la fine della seconda metà del XIX secolo. Buie e dintorni sono diventati recentemente interessanti per i progetti turistici (alberghi, appartamenti, cantine vinicole, offerta gastronomica, turismo venatorio, equitazione), specialmente a settembre, quando si tiene la tradizionale Festa dell'uva.

 

LIT.: Bujština Il Buiese, Buje 1985; Acta Bullearum, Zbornik, I, Buje 1999; C. Ugussi, L. Limoncin Toth i L. Moratto Ugussi, Buje i okolica, Buje 2000.
M. Bradanović

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