Motika, Antun

Motika, Antun, pittore (Pola, 30 dicembre 1902 - Zagabria, 13 dicembre 1992). Ha frequentato le scuole a Pola, Gimino e Pisino e a Sansego di Fiume, dove ha ottenuto la maturità nel 1921. Ha studiato la scultura all'Accademia reale d'arte e artigianato a Zagabria (R. Valdec), per scegliere poi la pittura (M. Vanka, V. Becić, Lj. Babić), dove si è laureato nel 1926. Ha frequentato i due semestri postlaurea nella classe di Lj. Babić (1926 - 1927).

Dal periodo giovanile sono state conservate le opere che scoprono il talento per la pittura e la tendenza di esaminare le diverse discipline artistiche (Futoropolis, 1917, le caricature e le illustrazioni nel foglio liceale pisinese Slavenska lipa e Vinko Lozić, 1919; il quaderno Moje karikature (Le mie caricature), 1918 - 1919). Con lo studio accademico, basato sulla modellazione e sul volume, ha acquistato la sicurezza del disegnatore e la libertà della composizione. Nel 1929 e nel 1930 disegnava le caricature per il foglio satirico zagabrese Koprive (all'inizio usava lo pseudonimo Lopata). Applicava i principi della forma della figurazione neoclassica e del cubismo sintetico (Trkonoša, 1928). Dal 1929 al 1942 viveva e lavorava a Mostar (il cosiddetto periodo di Mostar). I soggiorni dovuti alla borsa di studio a Parigi nel 1930 e nel 1935 (cosiddetta scuola parigina), gli hanno dato la possibilità di basare l'espressione figurativa, dopo la ricerca post accademica e i turbamenti, sull'astrazione e sulla minimalizzazione del mondo visibile, e di dedicarsi esclusivamente alla personale espressione figurativa (cosiddetto intimismo post impressionistico). Per questa ragione fino alla seconda metà degli anni Cinquanta la sua opera è predominata dal ritmo armonico di colori e di tratti, a volte accompagnati dalle linee arabesche (cosiddetto l'approccio stenogrammatico) e dalle aree bianche vuote. I motivi e i temi preferiti (gli interni, la natura morta con la finestra aperta, gli atti, i ritratti femminili, le vedute, ecc.) attingeva dal suo ambiente circostante (Atelier, 1931, Učenica, 1933, Cvijeće na prozoru, 1934). Nell'ambito della poetica personale, della vocazione lirica e della creatività sistematica d'atelier sono nati i cicli dei paesaggi di Mostar (Aleja, 1935), nei quali spicca il legame con la "luce pura", e contemporaneamente sono anche i passaggi più radicali dalla tradizione del mimetico nell'area della pittura astratta del modernismo croato. Nel periodo di Mostar prevale il medio proprio della pittura (i disegni, gli acquarelli, il guazzo, l'olio su tela), segnato dalla trasparenza e dal cromatismo chiaro (Proljeće, 1936), dalla ricerca nei colori spenti (Poplave, dal 1935), e dall'uso di cosiddette tecniche miste (Mostarska ulica, 1939). Da quel periodo sono anche i cosiddetti disegni erotici, i quali testimoniano sulla padronanza eccellente di Motika sulle convenzioni nel disegno. Ha allestito le prime mostre a Zagabria (1933 e 1935), ottenendo la positiva propensione della critica. Nel 1940 è stato trasferito a Zagabria, dove fino al pensionamento nel 1961 lavorava presso la Scuola dell'arte applicata. Dagli inizi del 1940 sistematicamente lavorava sulle ricerche d'atelier (cosiddetti sperimenti: la decalcomania, i collage, le fotografie, dimnice - specifica tecnica di pittura, frotage, le opere su celofan e vetro, lo studio degli affetti lumino-cinetici, l'applicazione del materiale organico). Verso la fine degli anni Quaranta nuovamente si dedica alle vedute urbane nell'arco dalle creazioni praticamente monocrome (Na Zrinjevcu zimi, 1940) alle dominazioni del verde e all'accentuazione di colori puri (Maksimir, attorno al 1948). Nel 1952, a Zagabria ha creato il ciclo di disegni intitolati Arhajski nadrealizam, e questa mostra è diventata il motivo della discussione chiave, teorica e ideologica, nella critica delle belle arti croata (R. Putar - G. Gamulin - V. Richter). Il cosiddetto surrealismo arcaico parla simbolicamente sull'atteggiamento dell'autore verso l'arte del periodo e del contesto sociale; Motika vota per la liberazione dai dettati della propaganda ideologica, cioè dal realismo sociale, e per la libertà dell'espressione artistica. Nello stesso anno per la seconda volta espone alla Biennale di Venezia. Negli molteplici schizzi per la ceramica e per i collage in guazzo, ha formato la prassi autonoma artistica, creando le condizioni primarie necessarie per la nuova sintassi figurativa, la quale, negli anni Cinquanta e Sessanta, è ugualmente accentuata nei suoi disegni, nei progetti e negli sperimenti, nei quadri e nelle sculture. Negli anni Cinquanta creava le illustrazioni per i libri, esprimendo la propria visione della musica e realizzando la propria versione della poesia visuale (R. Ivšić, 36 njezinih čari, 1954). Nella seconda metà degli anni Cinquanta importava nella pittura gli accenti espressionistici sempre di più accentuati (Prozor, 1955). Agli inizi degli anni Sessanta lavorava sulle sculture in vetro, unendo la maestria della modellazione del volume e l'ossessione della luce "pura", della sua rifrazione e degli effetti lumino-cinetici con l'applicazione della fattura pittorica (Boškarin, 1961 - 1972, Mačak, 1961). Dal 1982 aumentava la sua introversione; dipingeva con minor intensità, sperimentava con maggior insistenza, disegnava e immaginava (i progetti), e ha portato al minimo le mostre. Tra i numerosi disegni spiccano gli interventi artistici sui fogli pubblicitari di Pliva e di altre ditte farmaceutiche. Negli anni Settanta e Ottanta creava le stilizzazioni grottesche in disegni, che trasponeva nella serie di medaglie e targhe in bronzo. La sua espressione artistica è segnata dell'alto modernismo, dalla poetica, dal lirismo e dall'intimismo che rinnega il purismo. Nel 2007 in via Kandler a Pola è stata aperta la galleria dedicata ad Antun Motika.

 

BIBLIOGRAFIA: D. Schneider, Antun Motika 1927–1974, Zagreb 1974–75; R. Putar, Antun Motika u pisanoj riječi, Istra, 1984, 4–5; Ž. Koščević, Antun Motika – crteži, Zagreb 1985; G. Gamulin, Hrvatsko slikarstvo XX. stoljeća, Zagreb 1988; D. Schneider, Antun Motika, Ptica u logu (izbor crteža 1930–1940), Zagreb 1989; Lj. Kolešnik, Hrvatska likovna kritika i zbivanja na hrvatskoj likovnoj sceni pedesetih (disertacija), Zagreb 1999; J. Denegri, Rasprava Grga Gamulin–Vjenceslav Richter o apstraktnoj umjetnosti, Novi Kamov, 2002, 1; D. Glavan (priređivač), Antun Motika, Zagreb 2002.

J. Ziherl