Alighieri, Dante

Alighieri, Dante (nome completo: Durante degli Alighieri) letterato e politico italiano (Firenze, 1265 - Ravenna, 14 novembre 1321). Cresciuto nello spirito della democrazia fiorentina, nell'ambito dei princìpi della corrente guelfa. Molto probabilmente venne istruito alla filosofia dai francescani e alla retorica da Brunetto Latini, segretario della Repubblica fiorentina e membro del partito guelfo, autore rilevante per l'epoca che raccolse il sapere enciclopedico nell'opera il Tesoretto.

All'inizio del 1300 il partito guelfo si suddivise in due fazioni (i Bianchi e i Neri). I Bianchi si impegnavano maggiormente per la democrazia, per lo statuto e per i diritti dei cittadini, mentre i Neri sostenevano l'assolutismo del Papa. Dante venne presto scelto quale uno dei sei priori cittadini stabilendo dei provvedimenti contro la dominazione papale. In risposta a questi, il Papa inviò a Firenze l'imperatore Carlo di Valois, il quale entrò in città il primo novembre e restituì il potere alla fazione dei Neri. Per questi motivi Dante venne condannato all'esilio nel 1302 e, nel 1305, rifiutò le umilianti condizioni del ritorno. Visse come esule ad Arezzo, Verona, Ravenna e Parigi. Nel 1317 si stabilì definitivamente a Ravenna dove insegnò Retorica.

La prima grande opera poetica di Dante è la Vita Nova, ispirata dall'amore giovanile verso Beatrice Portinari, una ragazza che ebbe un ruolo cruciale per la sua creatività. Nello spirito della scuola poetica del Dolce Stil Novo, Beatrice viene innalzata a un'apparizione ultraterrena e diventa una guida mistica per lo spirito umano verso Dio.

L'opera filosofica il Convivio, scritta anch'essa durante l'esilio, è stata pensata come un insieme di 14 canzoni e 15 trattati, ma risulta incompleta. In essa Dante travasa le proprie preoccupazioni etiche e politiche, ma anche gli elogi alla lingua nazionale e a Roma, designata dalla divina provvidenza per il popolo eletto.

Il De Vulgari Eloquentia nacque con l'intenzione di esporre la necessità di una lingua comune che unisse i 14 volgari italiani, armonizzando tutto quello che all'epoca era regionale e prendendo il posto dell'ormai decadente lingua latina.

Nel trattato De Monarchia Dante si prodiga per una forma monarchica del sistema politico, evidenziando l'autonomia dell'Impero e della Chiesa.

La sua opera più significativa è La Divina Commedia, la quale consta di tre parti: l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Comprende cento canti di endecasillabi in terzine, legate dalla rima. In quest'opera Dante dipinse un'epoca con le sue aspirazioni sociali, politiche e morali, inoltre svelò le passioni umane non risparmiando neanche la Chiesa e i suoi rappresentanti. Dante, secondo le opinioni medievali sulla vita dopo la morte abbinate ad alcune considerazioni personali, collocò tutti i peccatori all'Inferno, nel Purgatorio i redenti che si liberano dalle dipendenze materiali, e nel Paradiso vide l'unità dell'uomo e del cosmo, il mistero di quell'amore che "move il sole e l'altre stelle".

Menziona l'Istria, ovvero Pola e il Golfo del Quarnero nel IX canto dell'Inferno:

"Sì come ad Arli ove Rodano stagna,

sì com'a Pola, presso del Carnaro

ch'Italia chiude e i suoi termini bagna,

fanno i sepulcri tutt'il loco varo,

così facevan quivi d'ogni parte,

salvo che 'l modo  v'era più amaro".

Stando a queste frasi sembra che l'autore abbia visitato Pola durante la propria vita (non lontano dal Golfo del Quarnero che tocca le estreme coste dell'Italia), ma è possibile che Dante abbia soltanto letto della città e dei suoi sepolcri sparpagliati.

 

BIBL.: D. Alighieri, La Divina Commedia, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1977; S. Bellomo, Filologia e critica dantesca, Editrice La Scuola, Brescia 2012.

A. Giudici