Istrioto (lingua istroromanza)

Istrioto o la lingua istroromanza, il gruppo di dialetti autoctoni preveneti della penisola istriana. Formano l'isola linguistica nell'Istria meridionale. Si sono conservati solo in sei aree: Rovigno, Dignano, Valle, Fasana, Gallesano e Sissano, anche se nel passato avevano diffusione maggiore.

La loro recessione difronte all'istroveneto è inarrestabile, e il pericolo d'estinzione è sensibile perché i locutori sono anziani. Gli italiani più giovani dei paesi citati, comprendono l'istrioto, ma lo usano raramente, e i croati parlano male l'idioma o non lo conoscono affatto. È in pericolo soprattutto a Fasana, e sembra che persiste maggiormente a Valle. Gli influssi delle parlate vicine (istroveneto e croato) sono registrabili a tutti i livelli linguistici (morfologico, lessicologico, fonetico e anche prosodiaco). Nel futuro prossimo sarà completamente sostituito dall'istroveneto, perché non avrà le forze necessarie per la sopravvivenza, soprattutto perché gli istriotofoni si sentono italiani, cosicché l'istroveneto e l'italiano non percepiscono come lingue straniere, non sentono che la loro identità sia in pericolo e non hanno la necessità di proteggere il proprio idioma. Per di più, tantissimi istriotofoni considerano l'istrioto una delle varianti dell'istroveneto. Nonostante la forte veneziazzione, l'idioma ha conservato tutta una serie di elementi che lo differenziano sensibilmente dall'istroveneto: per es. la desinenza -o lì dove il veneto ha -e (il lato - il latte; la carno: la carne; sempro - sempre); la forma unica per la prima e la seconda persona per il futuro, e per la prima e la seconda persona del condizionale (cantarè - canterò, canterai; cantarvì - io canterei, tu canteresti). Ancora non è stata definita con esattezza la sua posizione nella famiglia delle lingue romanze. I romanisti croati P. Skok e P. Tekavčić sostengono che l'istrioto nella sua fase più remota era affine al dalmatico, e la maggioranza dei linguisti italiani (M. G. Bartoli, C. Tagliavini, G. B. Pellegrini, C. Battisti e altri) sostengono che si tratta di una delle parlate arcaiche del veneto. A. Ive e C. Merlo hanno presunto che la fonte dell'idioma istrioto è il friulano, però questa teoria è stata abbandonata. Una delle ipotesi possibili sulla posizione della parlata istriota all'interno della famiglia linguistica romanza, è che si sia sviluppato dalla lingua comune romanza (nata dal latino volgare), sul territorio dell'odierna Friuli, dell'odierna Istria e dell'odierna Dalmazia, e che la sua nascita è stata condizionata dalla colonizzazione dei popoli slavi su questi territori, i quali in maniera cuneiforme (il primo cuneo a sud di Trieste e Muggia, e l'altro attorno a Segna, cioè Val di vino) hanno diviso gli autoctoni in tre parti; dopo di che ogni parte ha seguito il proprio sviluppo linguistico (friulano, istrioto, cioè dalmatico). Da queste parlate non si era sviluppata la lingua standard, e alcune iscrizioni appartengono al XIX sec. Nei tempi recenti esiste una notevole produzione letteraria in istrioto; hanno scritto in rovignese Ligio Zanini e Giusto Curto, in dignanese Loredana Bogliun, e in vallese Romina Flores. Esistono alcuni vocabolari delle parlate istriote: del dignanese (G. A. Dalla Zonca, Vocabolario dignanese - italiano, Fiume - Trieste, 1978), del vallese (D. Cernecca, Dizionario del dialetto di Valle d'Istria, Rovigno 1986) e del rovignese (A. e G. Pelizzer, Vocabolario del dialetto di Rovigno d'Istria, Fiume - Trieste 1992), e l'atlante linguistico (G. Filipi, B. Buršić-Giudici, Istriotski lingvistički atlas, Atlante linguistico Istrioto, Pola, 1997).

 

BIBLIOGRAFIA: M. Deanović, Istroromanske studije, Rad JAZU, 1955, 303; P. Tekavčić, Per un atlante linguistico istriano (con speciale riguardo ai dialetti istroromanzi), Studia Romanica et Anglica Zagrabiensia, 1976, 41–42; G. Filipi, Istriotski jezikovni otoki v Istri, Annales, 1993, 3; isti, Le parlate istriote (in margine al nuovo vocabolario del dialetto istrioto rovignese), La Battana, 1994, 111.

G. Filipi