Irredentismo

Irredentismo (lat. redimere: recuperare, liberare, salvare; it. irredentismo, da irredento: occupato, non salvato, oppresso), il movimento nato nel periodo dell'unione d'Italia nel XIX sec., il cui fine era la liberazione, cioè l'annessione di tutte le regioni che secondo la concezione dell'ideologia nazionale italiana dovevano appartenere all'Italia.

In quel tempo sono state coniate anche le parole che designano il nome del movimento (irredentismo) e i suoi seguaci (irredentisti). Innanzi tutto era incentrato sui territori integrati nella Monarchia degli Asburgo e Francia, il cui governo era stato considerato straniero. I membri del movimento identificano ogni mossa nazionale italiana con la propria corrente, e così parlano del movimento irredentista nel 1848 e nel 1849, anche se questo si era formato e sviluppato solo negli anni Sessanta dell'800, e per di più nei limiti legali e sfruttando lo spazio per l'attività che permetteva l'appena nato sistema parlamentare della Monarchia degli Asburgo. Ha avuto un ulteriore impulso (la creazione dell'emigrazione politica, il divampare delle agitazioni e altro) dalla guerra della Monarchia con l'Italia nel 1866, e dal supporto che il movimento riceveva dai vertici del potere statale italiano. Nel 1877 Matteo Renato Imbriani ha fondato a Napoli l'Associazione pro l'Italia Irredenta, che guidava il movimento. È stata sciolta nel 1882 durante il governo del primo ministro Francesco Crispi, mentre l'Italia entrava nella Triplice Allenza (con l'Austro - Ungheria e Germania). Il ruolo guida assume l'associazione Pro patria, fondata nel 1885. Il governo austriaco l'ha sciolta nel 1890, e dall'anno a venire l'attività irredenta è stata guidata dalla Lega Nazionale. La maggior parte dell'attività si svolgeva entro i limiti legali nell'ambito del sistema austriaco, nelle associazioni economiche (casse di risparmio, associazioni dei produttori e dei consumatori), culturali (fondazioni scolastiche, circoli letterari, società canore, società filodrammatiche) e sportive (ciclistiche, dei tiratori, degli alpinisti), regolarmente registrate. All'interno di un movimento così ampio e di simile campo d'attività si trovavano anche gruppi di estremisti. Ilicei erano l'ambiente particolarmente propizio per le idee e azioni estreme (per es. nel 1882 il triestino Guglielmo Oberdan e l'isolano Donato Ragosa preparavano l'attentato all'Imperatore Francesco Giuseppe I). Agli inizi, il movimento godeva il pieno supporto propagandistico e materiale dello stato italiano, però questo cessa del tutto con l'entrata d'Italia nella Triplice Alleanza, quando le richieste verso il territorio dell'Austro - Ungheria alleata dovevano essere tacitate ufficialmente. L'attività d'agitazione si sviluppa nuovamente durante la I guerra mondiale, specialmente dopo la sottoscrizione del Patto di Londra e l'entrata d'Italia in guerra nel 1915. All'epoca alle forze militari italiane si unirono più di 2100 volontari dal litorale austriaco (la metà erano triestini, 410 istriani, 111 fiumani e 215 dalmati), dai quali perirono 302 soldati, e 322 ne rimasero feriti. Dopo la guerra e l'allargamento del territorio italiano sulla costa orientale dell'Adriatico (trattato di Saint-Germain; trattato di Rapallo), i portatori dell'irredentismo ritenevano che il compito del movimento è stato compiuto quasi completamente, e quindi cessano di dichiararsi irredentisti. Venivano fondate delle società per "l'Opera Nazionale di Assistenza all'Italia Redenta", però parte del pubblico politico continuava a ritenere che la vittoria nella guerra non era totale e che l'Italia non è integrale nel senso territoriale, il che sarà accentuato specialmente durante la II guerra mondiale. Il concetto dell'irredentismo gradualmente acquistava un significato più ampio dalla sola denominazione del movimento nato nel XIX sec. e vivo nel XX sec., e nell'ambito internazionale designa in modo negativo ogni movimento il cui fine è l'annessione di una parte territoriale appartenente a un altro stato per motivi storici, culturali o etnici. Così anche nel gergo pubblicistico e politico croato vengono designati come irredentisti quei movimenti e quelle associazioni o singole persone dall'Italia, che nei tempi recenti espongono attitudini sull'appartenenza della costa adriatica istriana.

 

BIBLIOGRAFIA: M. de Szombathely, C. Pagnini, M. Cecovini, Gli avvocati di Trieste e dell’Istria nella preparazione della redenzione, Trieste 1968; D. Šepić, Talijanski iredentizam na Jadranu. Konstante i transformacije, Časopis za suvremenu povijest, 1975, 1; M. Manin (urednik), Talijanska uprava na hrvatskom prostoru i egzodus Hrvata (1918–1943), u: Zbornik radova s Međunarodnog znanstvenog skupa, Zagreb 2001; A. Vivante, Jadranski iredentizam, Zagreb 2002.

M. Manin