Arena di Pola

Arena di Pola (lat. arena, sabbia), nota nel popolo anche come Divić-grad, l’anfiteatro, il monumeto più grande e in buona parte conservato dell’edilizia romana in Croazia.

La prima costruzione è stata edificata alla metà del I sec. a.C., e ha avuto la forma odierna alla metà del I sec. d.C. All’origine era destinata alle lotte dei gladiatori, alle lotte con le belve ed altri giochi consoni allo spazio e al tempo. È stata costruita fuori dalle mura della città, nei pressi della fonte (Ninfeo Carolina), presso la strada principale (Via Flavia) che portava da Pola ad Aquilea e Roma. È formata dallo spazio per la lotta (arena), dal palco (cavea) che poteva ricevere 25000 spettatori, dal sistema specifico di comunicazioni e d’ambienti utilizzabili per diversi scopi nel cerchio dei corridoi circolari e delle mura di sostegno del palco, e dal vano sotterraneo situato sotto l’arena per raccogliere l’acqua piovana e di scarico. Copre la superficie di 11466 m2. L’asse più lungo è di 132,45m (l’arena 66,22m), e l’asse più corto è di 105,96m (l’arena 39,73m); tra gli assi c’è il rapporto perfetto di 5:4. L’interno non è conservato ed è visibile solo il manto di pietra, 72 archi, ledue serie di arcate e nella serie somma 64 finestre quadrate. Il piano di base della forma del mantello esterno e di tutte le costruzioni interne si basa sulla linea curva policentrica, e i raggi della quale sono reciprocamente congruenti al modo di numeri di Fibonacci. È collocata nelal cornice di una, forse la prima, centuria del polese agro romano (orientato dal nord verso est, con la declinazione di 18°31'). È stata eretta sul pendio del colle, sicché verso il mare (ovest) sono stati eseguiti quattro piani, di altezza complessiva fino a 31m, mentre verso l’est, cioè verso la terra ferma, sono stati costruiti solo due piani superiori, perché da questo lato le gradinate del palco sono state adattate al pendio di roccia dura. L’Arena è singolare e l’unica nel mondo per la soluzione architettonica con quattro torri verticali di scale che servivano per la comunicazione tra i due piani superiori, e per l’accesso dei marinai sul ponte dove veniva cinto il velario (tenda per il riparo dalla pioggia e dal sole). Era in funzione fino al V sec. quando i giochi dei gladiatori sono stati proibiti, e nel VII sec. sono state vietate anche le lotte con gli animali feroci. Da allora incomincia l’estrazione del materiale di pietra finito dalla struttura architettonica interna per la costruzione di altri edifici. Però, dal XIII sec. vengono disposti severi divieti per l’asportazione della pietra, e dalla seconda metà del XIX sec. l’Arena è circondata da un alto recinto. Attorno al 1425 nell’Arena veniva celebrata la festa di san Giovanni. Nel 1583 il senatore veneziano Gabriele Emo l’ha salvata dal totale smantellamento, e poi nel 1632 idem l’ingegnere militare fran. A. De Ville, il costruttore della fortezza veneziana a Pola. Agli inizi del XVI sec. i noti costruttori e scienziati (S. Serlio e A. Palladio) hanno cominciato a mostrare l’interese per l’A. Dal XVIII alla metà del XX sec. l’ha studiano come l’unico anfiteatro nel mondo con il mantello esterno quasi completamente conservato e con le torri di scale caratteristiche, numerosi architetti, archeologi e artisti, e diventa l’oggetto di studio dell’edilizia romana (S. Maffei, G. Piranesi, J. Stuart, N. Revett, C. L. Clérisseau, R. Adam, G. Carli, L. F. Cassas, K. F. Schinkel, T. Allason, P. Nobile, P.Stancovich, G. Carrara, F. Brüyn, A. Gnirs, E. Dyggve, M. Mirabella Roberti). Con un parziale rinnovamento delle caratterisiche ambientali originale (l’arena, il palco orientale, G. Brass, 1932) negli anni Trenta diventa il palcoscenico per gli spettacoli di lirica e per altre manifestazioni pubbliche, e dal 1950 è il più grande palco aperto in Croazia per gli spettacoli estivi, per le manifestazioni musicali (opere), cinematografiche, sportive e altre. Agli inizi degli anni Sessanta la studia e svolge le ricerche J. Marasović, alla metà degli anni Ottanta V. Girardi-Jurkić guida i nuovi scavi archeologici (1984-85), e l’aspetto originale è studiato in dettaglio da A. Krizmanić, J. Marasović, D. Marasović (1984-86). In quegli anni è stato rinnovato il primo corridoio circolare occidentale con il materiale e il modo edilizio tradizionali.
È conservata in forma originale, con elementi e dettagli architettonici originali, senza le successive ricostruzioni divisorie e aggiuntive. Con le sue soluzioni artistiche e tecniche (le torri con le scale con cisterne e doppia capacità di passaggio, il sistema di comunicazione, il particolare adattamento alla roccia viva, la soluzione del velario) rappresenta una testimonianza di un edificio raramente così ben conservato di questa specie e datazione. Molto importanti, particolarmente conservati sono i dettagli sul quarto piano (cornicione terminale e il parapetto con gli imposti per gli alberi), che rendono possibile lo studio della costruzione del velario romano come in nessun altro anfiteatro al mondo. È l’unico esemplare del tipo di transizione dell’anfiteatro costruito in legno e quello erretto in pietra. Tra gli anfiteatri dell’epoca romana l’A. di Pola è presentata come un esempio raro di soluzioni tecniche e tecnologiche rare e di estrema conservazione, come il Colosseo di Roma, l’A. di Verona, di Nîmes, di Arles e di Thysdrus (El-Jem). Dai tempi remoti nel popolo si tramandano legende sull’A.: secondo l’una l’hanno costruita le fate nell’arco di una notte portando la pietra dal Monte Maggiore, e secondo l’altra (a volte appare nei testi tecnici come un dato di fatto) l’imperatore Vespasiano ha ordinato la sua costruzione come regalo per la sua amante, la liberta polese Antonia Cenida (per il quale motivo più raramente è nominata l’Arena di Vespasiano).

 

BIBLIOGRAFIA: P. Stancovich, Dello Anfiteatro di Pola, Venezia 1822; L. Rusconi, Pietro Nobile e i monumenti romani di Pola (1814-1818), Archeografo Triestino, 1926, 13; J. e D. Marasović i A. Krizmanić, Amfiteatar u urbanoj strukturi Pule, Pogledi, 1988, 3-4.

A Krizmanić